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Light Blaster parte II

Venerdì pomeriggio ho testato il Light Blaster con una persona reale, e devo dire che è ben diverso (e molto più difficile da gestire) rispetto a quando si usa un manichino. La modella si muove, ha capelli e vestiti che reagiscono in modo diverso alla “proiezione” e virtualmente nessuna superficie liscia da usare come “schermo”, a parte alcune zone della pelle. C’è poi il problema del surriscaldamento del flash inserito nel Light Blaster (che lavora sempre in Manuale a piena potenza) e anche l’aggiunto grattacapo di gestire la lunghezza focale e la messa a fuoco dell’obiettivo ad esso collegato. Ma il potenziale secondo me è ENORME e questo piccolo gadget da $100 mi ha ispirato molto.

Ecco comunque alcuni scatti che ho realizzato con la giovane Cece, una cantante e modella del Belize.

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L’ultima stagione delle due tempi

Wow, il 2014 sarà la mia decima stagione come fotografo nell’AMA Supercross. Il 2005 è stato il primo anno in cui ho fotografato il Supercross USA. Ero da pochi mesi passato da Motocross a Motociclismo FUORIstrada e Roberto Ungaro (allora direttore) mi spedí in America a coronare uno dei sogni della mia vita. Ottenere il pass per entrare e fotografare fu un incubo, alla prima di Anaheim (corsa sotto una pioggia torrenziale) mi lasciarono fuori e mi guardai la gara dalla sala stampa. Ma da Phoenix ottenni il pass come fotografo e realizzai i miei primi scatti ai mostri sacri come McGrath, Carmichael, Larocco e Pastrana. Ricordo che Stewart, al suo primo anno sulla 250, si ruppe un braccio in prova e rimase fuori per il resto della stagione indoor. Tortelli invece stava sviluppando la Suzuki 450 a 4 tempi con la quale poi RC dominò il National ed il MXoN in Francia (che Tortelli corse con una KTM…). Del mio corredo ricordo che avevo una Canon EOS 1D primo tipo, un EF 28-70 2.8L, un EF 70-200 2.8L e uno Speedlite 550EX. Max 500 ISO, scattavo tra 1/125 e 1/500 a 2.8 (per la prima 1D il sincro flash era a 1/500). Ricordo che gli stadi erano meglio illuminati di oggi, ma c’era sempre una cortina di fumo azzurro creata dagli scarichi delle due tempi, e l’autofocus qualche volta andava in palla. E poi le batterie: la 1D consumava come una Ferrari, per una giornata di gare ci andavano 4 pile. Io ne avevo solo due dunque mi affidavo a Steve Bruhn (il mitico TFS) che mi permetteva di ricaricare le batterie nel suo motorhome ex-Vuillemin. Bei tempi…

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BMW USA Showbike

Il salone IMS di Los Angeles è sempre molto “caldo” per quanto riguarda novità e show bikes, soprattutto perché Los Angeles e la California sono sede della maggior parte delle testate di settore. Nell’edizione di fine 2011, la BMW USA ha presentato un po’ a sorpresa questo prototipo in stile cyberpunk.

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Akrapovic Concept Bike

Quando il colosso internazionale degli scarichi da competizione presentò al pubblico americano (Long Beach IMS Show 2011) la sua concept bike lasciò molti appassionati a bocca aperta. Non solo la moto era composta completamente di carbonio, titanio, ergal e materiali nobili, ma era fondamentalmente una “custom”, ovvero quanto di più distante dall’immagine della Casa slovena, famosa per i suoi scarichi racing in Superbike e nel Motocross.

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