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Anaheim 1 Blues

Ogni anno per me la prima gara del Supercross americano è un vero e proprio incubo.

L’entusiasmo per la ripartenza del campionato più bello del mondo (altro che la Serie A) e la curiosità di vedere le nuove accoppiate moto-pilota per la stagione sono presto cancellati dalla consapevolezza dell’enorme massa di lavoro che mi aspetta per Motociclismo FUORIstrada. In tre giorni devo seguire la conferenza stampa di apertura campionato, fare le foto a tutte le moto principali, seguire la gara, fare le foto della gara e quelle di contorno, azzeccare la copertina (che a Febbraio è tradizionalmente dedicata al Suprecross), scrivere il pezzo principale, scrivere le descrizioni delle moto e, per finire, scrivere la mia colonna mensile “USA Planet”. Inizio alle 9 del giovedì mattina e finisco attorno alla mezzanotte della domenica sera, praticamente senza fermarmi mai.

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L’unica cosa che mi pesa veramente come un macigno è fare le foto delle moto. La trafila è estenuante e sempre la stessa: il giovedì si implorano Team Manager e meccanici per aver a disposizione le moto per cinque minuti il giorno dopo, il venerdì si scatta dall’alba al tramonto e alla sera si preparano e caricano le foto sul server di Motociclismo, tipo 300 foto in alta risoluzione.

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Per la realizzazione degli scatti, invece, la procedura è sempre la stessa. Da anni collaboro con Frank Hoppen ma questa volta Frank non c’era per via del suo recente incidente in MTB (si sta riprendendo…) quindi ho lavorato da solo, aiutato da un assistente di Hoppenworld.com e avendo a disposizione il formidabile set di luci Profoto che Frank usa normalmente. Il setup è generalmente sempre lo stesso, con due luci disposte ad angolo retto e a circa 3 metri dal centro della moto. La potenza in questo caso è fondamentale, per poter “vincere” il sole e avere la luce ambiente sottoesposta da 2/3 a 1 stop rispetto alla moto in primo piano, in modo da farla spiccare. Parliamo di 1200W a luce…

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Setup macchina: Canon EOS 1 Ds MKII, ISO 50 (L), tempo di scatto 1/250 sec., canon EF 100 2.8 Macro a f8.

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Ritratto: il viso non sempre definisce il soggetto

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L’anno scorso, in occasione del Supercross di Atlanta, il pilota italiano Angelo Pellegrini è venuto a correre la gara e Motociclismo FUORIstrada mi ha commissionato una intervista di alcune pagine.

Per le immagini avevo bisogno di qualcosa che andasse oltre la solita foto con la moto, che vedete sotto, e le immagini in azione durante la gara e le prove. Mi è venuta l’idea di ritrarre Angelo non solo per la grande persona che è (un mito!) ma per quello che rappresenta e per quello che lo definisce. Angelo è uno dei pochissimi piloti italiani ad essere mai venuti qui a correre, nella competizione più difficile e nell’ambiente più ostile a cui rapportarsi quando il motocross è la propria professione. Per questo ritratto ho dunque scelto di mostrare la sua licenza AMA di corridore, un passo fondamentale e un documento del tutto unico, che in pochi europei possono vantarsi di avere mai ottenuto.

Per lo scatto ho chiesto ad Angelo di tenere la licenza sollevata davanti al suo viso, che ho usato come sfondo. Per avere la minima profondità di campo e il massimo contributo dello sfuocato ho usato un Canon EF 50mm f1.4 USM su un corpo Canon EOS 5D.

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Luci aggiuntive on location

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La realizzazione di questo scatto per il catalogo AXO 2011 presentava alcuni problemi.

Innanzi tutto la luce principale, il sole, sebbene non fosse allo zenith, era completamente fredda e piatta (deserto della California attorno alle tre del pomeriggio).

Inoltre  dovevo sfuocare il più possibile il primo piano e lo sfondo, per enfatizzare il mio soggetto.  Con la luce del giorno molto forte non potevo scattare a tutta apertura, ho dunque optato per un’ottica tele, lo zoom Canon EF 70-200 L f4 (impostato a 200mm) montato su una Canon EOS 5D primo modello (full frame). Come ben sapete, infatti, le ottiche lunghe hanno una minore profondità di campo rispetto ai grandangolari, e il sensore a pieno formato premia ulteriormente questa caratteristica. Come fill-in per schiarire la figura della modella, enfatizzando il bianco degli stivali, ho messo una Alienbees B1600 a circa 3 metri alla destra del soggetto, stando attento a non bruciare l’esposizione che ho impostato a f8 per 1/200 sec. a ISO 100 (sottoesponendo di 1/3 di stop con l’otturatore per dare un minimo di saturazione al cielo – l’esposimetro suggeriva f8 a 1/160 – vedi anche qui). La luce aggiuntiva è a malapena avvertibile ma crea quel minimo di separazione dallo sfondo e dona tridimensionalità ad una luce ambiente altrimenti piatta. Ho posizionato la luce dallo stesso lato del sole per evitare quelle orribili ombre divergenti che alcuni fotografi non si curano di tenere sotto controllo.

Il setup di vede bene nella foto di backstage qui sotto.

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Per la foto in basso, invece, ho aspettato che il sole scendesse fino a mettere in ombra la zona dove abbiamo parcheggiato il pick-up su cui era seduta la modella, circa le 4.30 del pomeriggio. La lettura esposimetrica (sempre misurata con un esposimetro esterno) per la luce ambiente a ISO 100 mi dava f5.6 a 1/125 di secondo ma lo scopo qui era dare la massima evidenza alla modella e ai colori dell’abbigliamento e delle calze. Ho quindi sottoesposto la luce ambiente cambiando il tempo di scatto (l’apertura del diaframma avrebbe influenzato anche la luce flash), usando una coppia EV diversa. Quindi, dato che  f5.6 a 1/125 equivale a f8 a 1/60 ho regolato la potenza del flash per f8 e poi ho diminuito di uno stop la luce ambiente tornando a 1/125 col tempo di scatto, chiaro?

Ecco perché il cielo sullo sfondo risulta bello saturo e la modella “salta fuori” dallo scatto, attirando immediatamente l’occhio dell’osservatore. Il flash è alla destra del fotogramma, anche qui proveniente dalla stessa direzione del sole.

In questa foto, non ancora ritoccata, mi si vede anche riflesso nella prima parte della fiancata del pick-up 🙂

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In questi due esempi potete vedere quanto sia importante avere delle luci flash molto potenti e corpi macchina che sincronizzino almeno a 1/250 di secondo (purtroppo la prima 5D sincronizza solo a 1/200). Queste caratteristiche vi permettono di avere più opzioni e flessibilità possibile nella fotografia commerciale in esterni (detta anche “on location”), senza dover ricorrere sistematicamente all’uso dei costosissimi filtri ND (un set di quelli buoni, che non vi deteriori la qualità dell’immagine, costa attorno ai $350).

Akrapovic Concept Bike

Quando il colosso internazionale degli scarichi da competizione presentò al pubblico americano (Long Beach IMS Show 2011) la sua concept bike lasciò molti appassionati a bocca aperta. Non solo la moto era composta completamente di carbonio, titanio, ergal e materiali nobili, ma era fondamentalmente una “custom”, ovvero quanto di più distante dall’immagine della Casa slovena, famosa per i suoi scarichi racing in Superbike e nel Motocross.

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Blackberry Smoke

I Blackberry Smoke sono una tra le mie band preferite, tra l’altro sono proprio qui di Atlanta. Sono andato a sentirli live a Greenville (South Carolina) lo scorso sabato sera e mi hanno letteralmente sconvolto: in assoluto la miglior band dal vivo che abbia mai visto a questo livello.

Attualmente stanno promuovendo in tour il loro nuovo album “The Whippoorwill” (non male) ma il mio preferito resta “Litte Piece of Dixie” del 2011. Il genere è ovviamente il Southern Rock (con grosse influenze Country e Hillbilly), e a mio modesto parere Charlie Starr e company sono gli unici veri eredi dei Lynyrd Skynyrd!

Uno per tutti

Non sono un grande sostenitore dei PC Windows, e i precedenti netbook che ho avuto ho sempre finito per regalarli via o modificarli installando Ubuntu. Ma per il giro in moto di quest’estate mi si è presentato un “dilemma” tecnologico che ho risolto, secondo me, nel migliore e più economico dei modi.

Nel corso della mia cavalcata di otre 3000 km sapevo che mi sarei portato dietro una GoPro e una macchina fotografica. Poi anche Sandro, in giro con me, ha comprato una GoPro e il “problema” è raddoppiato. Non avendo spazio/voglia di portarmi dietro un Macbook Pro (pesantuccio e soprattutto costoso) non sapevo come fare per scaricare ogni sera le schede di memoria, visto che i video della GoPro sono abbastanza pesanti (dai 500Mb ai 3-4Gb l’uno). L’iPad (che qui si vede sullo sfondo a sinistra) non era adeguato in quanto in versione con 32Gb di memoria, tra l’altro quasi completamente utilizzata. Quindi? Ho iniziato a cercare su eBay dei vecchi Epson P-2000 o P-4000 usati, ve lo ricordate? Io ne ho usato uno per anni: quel bellissimo e compatto all-in-one che aveva un hard disk interno da 40 o 80Gb, uno schermo meraviglioso e due slot per SD e CF card. Peccato che tutt’ora i prezzi si aggirino attorno ai $300 se non di più. E i modelli recenti, molto più veloci ed efficienti, sfiorano i $800… ARGH! Poi mi è venuto in mente che ad un certo punto le Case hanno iniziato a produrre netbook con gli hard disk interni normali, e non in SSD (solid state – limitati a 12 o 16Gb come il mio Dell Mini).

Veloce ricerca su eBay e… TAC! Mi sono aggiudicato un Acer Asphire One con schermo da 10.1″, HDD da 160Gb, 1Gb di RAM, tre porte USB e slot per SD card a soli $125 inclusa la spedizione. E in un colpo solo ho messo assieme: memoria di massa dove scaricare i dati delle card ogni fine giornata, schermo per fare le preview, porte USB attraverso le quali caricare le GoPro, l’iPhone e l’iPad ogni notte, infine una combinazione WiFi/tastiera/browser accettabile che mi ha permesso di smanettare online, visto che Sandro si è appropriato del mio iPad fin dal primo giorno :)… Oh, e ha pure la videocamera per Skype!