
Uno degli aspetti che molti fotografi tendono a sottovalutare e’ il bilanciamento del bianco.
Purtroppo e’ una cattiva abitudine, che si rivela disastrosa in situazioni di luce artificiale o mista (ambiente/artificiale), ma che puo’ creare dei problemi anche in condizioni di luce controllata.
Col digitale infatti si sono introdotti diversi parametri che prima con la pellicola non erano un problema di pertinenza del fotografo. Ora nel workflow, che prevede la consegna al cliente o allo stampatore del file finale corretto e bilanciato (sia RGB che quadricromia CMYK), si sono aggiunti monitor e stampante, oltre al classico sensore (che prima era la pellicola) e la temperatura (termocolorimetrica) delle luci.
Per anni ho lottato con una giusta calibrazione del monitor, ma anche il mio nuovo MacBook Pro non da risultati soddisfacenti e costanti, nonostante abbia usato anche sensori molto costosi. Idem per la stampante, che rimane per me un grosso buco nero, visto che praticamente non stampo direttamente nessuna delle mie foto.
Ma perche’ il bilanciamento del bianco e’ cosi’ importante? Non solo non vogliamo che le nostre foto contengano una dominante di colore (per esempio molte Nikon in passato erano note per dare un dominante gialla, mentre alcune Fuji e Canon viravano al magenta, soprattutto nei toni dell’incarnato). E’ anche fondamentale che i colori mantengano il giusto rapporto tra di loro, ovvero la stessa resa tonale anche in condizioni di luce diverse.
Ricordatevi sempre che quello che noi vediamo come bianco, spesso non lo e’: il nostro cervello influenza la nostra vista e noi vediamo bianco qualcosa che sappiamo essere bianco, a prescindere dalla temperatura della luce. Ma il sensore (cosi’ come la pellicola prima di lui) non hanno cervello e i colori li registrano per quello che sono. Un foglio bianco sotto la luce di una lampadina di casa tira al giallo, mentre sotto il cielo velato a mezzogiorno vira decisamente verso l’azzurro!
Ma se il foglio bianco gia’ sappiamo essere bianco, il volto di una persona o un particolare oggetto non lo sono, ed e’ molto facile che intervengano delle dominanti di colore sgradite, che ne alterano la resa fotografica naturale.
E’ vero che scattando in RAW poi si ha sempre la possibilita’ di riaggiustare il bilanciamento del bianco, ma e’ anche vero che non ci si puo’ fiare semplicemente del proprio occhio o dei colri che vengono rappresentati dal monitor. Serve un riferimento preciso, e alla fine l’approccio piu’ semplice e che da la migliore costanza di risultati e’ quello di scattare una foto test in formato RAW che includa un target per il grigio medio e utilizzarla poi per settare il bilanciamento del bianco in Lightroom (che e’ l’unico programma che uso ormai per le mie foto).
La mia scelta e’ caduta da anni sul piccolo ed affidabile ColorChecker Passport, che grazie alla sua forma conveniente e compatta tengo sempre a portata di mano. La custodia che lo contiene lo difende da raggi UV (che modificherebbero il colore dei campioni), graffi e ditate.
Sul sito del produttore c’e’ un bel video che ne spiega l’uso, ma in sostanza ecco come opero io: per la prima foto del set, dopo aver accuratamente regolato l’esposizione, chiedo alla modella di tenere il target all’altezza del viso e di puntarlo direttamente verso la fotocamera. Quando poi saro’ in Lightroom per sviluppare i file RAW non dovro’ fare altro che selezionare il target per il mio bilanciamento del bianco (io per il digitale uso il terzo quadratino grigio in basso a sinistra) e poi fare la sincronizzazione con tutti gli altri file (selezionando solo la casella bilanciamento bianco!).