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Fujichrome come se piovesse

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Un paio di settimane fa ho avuto l’occasione di rilevare una giacenza di magazzino di un negozio di Los Angeles: 150 rullini di diapositive Fujichrome in formato 24×36 e 120. Tutte scadute, ottimamente conservate a $1 a rullo.

Come potevo resistere? Adesso ho finalmente la scusa perfetta per ricominciare ad usare tutte le mie vecchie reflex e telemetro analogiche, BAM!

Nella foto li potete vedere ben stivati nel frigo del mio studio/loft di Atlanta.

PSION 5mx

Ecco cosa usavo nel 1999, assieme a un Nokia 9110 Communicator sul quale ricevevo i fax degli ordini dei miei agenti…

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Pensare che oggi i fax non esistono praticamente più e anche il più idiota degli smartphone fa tutto quello che facevano lo Psion e il Nokia messi assieme, e molto di più… oltretutto a colori!

007 mi fa un baffo: Rio de Janeiro e la Minox 35 ML

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A brevissimo farò un viaggio in Brasile per restituire la visita di quest’estate al mio amico Sandro (www.dalbrasile.com) e una delle tappe sarà Rio de Janeiro. Inutile dirvi da quanto tempo sogno di visitare la “Cidade Maravilhosa”, e l’emozione di salire sul Pan di Zucchero o di bersi una caipirinha sulla spiaggia di Copacabana è pari alla vera e propria paranoia che mi freghino l’attrezzatura fotografica.

Un bel dilemma: visitare una città da sogno senza poter avere l’obiettivo ideale per la situazione ideale…

Ma visto che andrò a Rio strettamente in veste di turista, ho deciso di utilizzare la tattica migliore per tutte le grandi città sudamericane: l’approccio stealth, ovvero farsi notare il meno possibile.

E la soluzione, da affiancare alla mia vetusta Canon Powershot G7 con scafo sub – per affrontare eventuali immersioni o, più probabilmente, spiagge e temporali tropicali – si chiama Minox 35 ML.

La Minox originale era la macchina fotografica delle spie, pensata in Germania nel 1922 e finalmente prodotta a partire dal 1936: un prodigio di miniaturizzazione.

Per un uso meno “estremo” fu introdotta negli Anni Settanta la Minox 35 (dove 35 sta per 35mm, il formato della pellicola), e fu prodotta in varie versioni fino alla fine degli Anni Novanta. Caratteristiche principali le dimensioni ridotte, l’ottica 35mm f/2.8 di altissima qualità (che si ritrae all’interno del corpo macchina quando si chiude il coperchio anteriore), comandi manuali (poi anche Program), messa a fuoco a stima, ricarica con leva a “due colpi” e classe da vendere.

Già mi vedo in giro per Ipanema e Botafogo: t-shirt bianca, infradito e cargo shorts con la fida Minox in una tasca e tre pellicole 400 ASA nell’altra… Pregate per me 🙂

Nikon F3: la regina

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1980, il mercato per la migliore reflex professionale è ancora in bilico tra Canon, Pentax, Contax e Olympus. A quel punto Nikon, che si era costruita nella guerra del Vietnam una reputazione a prova di bomba grazie alle F, F2 e Nikonos, cala l’asso vincente: la F3 disegnata da Giorgetto Giugiaro. La concorrenza si inginocchia alla nuova regina ed ancora oggi, a mio parere, la F3 rimane la più bella ed affidabile reflex elettromeccanica mai prodotta. Ecco a voi le mie due bambine…

A sinistra la versione base, a destra la versione F3HP con il pentaprisma HP (High Eyepoint) e il motore MD-4. La F3 aveva pulsante di scatto a controllo elettronico, ricarica manuale, attacco ottiche a baionetta F, fuoco manuale, pentaprisma removibile ed intercambiabile (con visore LCD integrato per i dati di scatto), zoccolo flash disassato (sulla manovella del riavvolgimento pellicola), sincro flash a 1/80 sec., tempi da 8 sec. a 1/2000 sec., tempo meccanico a 1/60 sec., posa B e T. Era previsto anche un automatismo a priorità dei diaframmi, coadiuvato dall’esposimetro interno TTL dotato di fotodiodo al silicio (lettura bilanciata al centro 80/20).

La F3 fu introdotta nel 1980, quando ancora la F2 era sul mercato e vendeva benissimo, e fu ritirata nel 2001 (la F4 è del 1988 e la F5 del 1996) dopo aver sfornato milioni di pezzi ed essere in assoluto la fotocamera professionale più venduta di sempre.

Esistono anche il modello F3/T con corpo in titanio, i modelli F3H ed F3P, e la avveniristica (ai tempi) F3AF capace di operare in autofocus con le due ottiche Nikkor AF 80 2.8 e Nikkor AF 200 3.5. Curioso come in questo primo modello in assoluto di autofocus le ottiche fossero dotate di motore interno (come fece Canon 15 anni dopo con la serie USM e la stessa Nikon ancora più tardi con le AFs): sia la F4 che la F5, e tutte quelle “sotto” di loro, avevano infatti il motore all’interno della fotocamera, molto più complicato tecnicamente e sicuramente meno veloce ed efficace.

Per lo scatto qui sopra ho usato il mio solito setup che vedete sotto: un flash 550EX senza modificatore e ricevitore Pocket Wizard Flex TT5 e lettura E-TTL. Corpo macchina Canon 5D in manuale, ISO 50 1/100 sec. a f22 per cancellare lo sfondo. Ottica canon EF 100 Macro 2.8 USM. Trasmettitore Pocket Wizard Mini TT1 con modulo AC3 (impostato a -1/3 stop).

Il pannello di polistirolo mi ha schiarito leggermente il corpo macchina sulla destra, staccandolo dallo sfondo.

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Underwater Sweetness

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Non so voi, ma io preferisco ancora le vecchie macchine a pellicola. Prima dell’avvento delle elettroniche e delle digitali, erano un vero e proprio concentrato di miniaturizzazione ed eccellenza meccanica. Infatti capisco perfettamente la passione dei collezionisti di orologi… Signore e signori, ecco a voi la mia Nikonos V con l’obiettivo UW28mm f2.5

La sorella sconosciuta

Molti di voi avranno visto le foto della famosa RC250 usata nel 1982 da Donnie Hansen in USA (vedi foto sotto) ma non credo che molti abbiano mai visto la moto qui sopra, il prototipo da cui la moto di Hansen fu derivata. Come si deduce dalle tabelle rosse questa è una moto ufficiale del campionato Jap, e direi che è un modello 1981 (ma potrebbe essere anche un 1980 visto l’anticipo con cui hanno sempre lavorato i giapponesi sulle loro “factory”). Si notano poi i due scarichi, che sia la famosa bicilindrica contemporanea della Gilera disegnata da Witteveen? Qualcuno ha qualche notizia in più?