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Isis

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Prima di aggiungere i layer in Photoshop ho impostato lo scatto con già in mente di convertirlo in B&N.

Quel poco di colore deriva da un layer che ho inserito in overlay.

Come luci qui ho un softbox grande con griglia sulle sinistra del fotogramma e una hair light (snoot) che arriva in controluce alla destra in alto del fotogramma, puntata verso il basso.

Conversione in B&N con NIK Silver Efex Pro 2 e successiva aggiunta di tre layer in Photoshop.

Convertire le foto in bianco & nero: Nik Silver Efex Pro 2

Tarah_SEP2

Da quando Google ha acquistato la software house Nik, una delle migliori poduttrici di plug-in per Photoshop e Lightroom, ho iniziato ad avere paura che ne facessero uno sfacelo. In particolare il bellissimo convertitore per B&N Silver Exef Pro 2, che è in assoluto considerato lo standard di settore.

Il mio consiglio è di fiondarsi ad acquistare il pacchetto Nik da Google, che ora costa solo $149 e include TUTTI i plug-in Nik (ai tempi il solo Silver Exef costava quel prezzo!). Nel dubbio meglio “metterselo in cascina” prima che Googla decida di pasticciarlo…

Se non siete convinti osservate la foto di Tarah. Ho pulito la pelle in Lightroom, poi ho lanciato il plug-in Silver Efex Pro 2 dall’interno di LR4, ho convertito l’immagine in B&N usando un solo click (filtro 019 Fine Art) e sono rientrato su LR dove ho aggiunto il watermark ed esportato la JPG finale. Notate i passaggi tonali sul viso e come il nero si è mantenuto bello “chiuso”, uno dei pregi di SEP2 laddove molti dei filtri di LR o PS tendono a “slavare” i toni più scuri.

Sebastiao Salgado

Chi mi conosce sa quanto io sia emotivamente legato al Brasile. Il motivo vero non lo so, ci sono stato per la prima volta solo nel 2000 grazie al mio amico Sandro (ecco il suo blog), ma praticamente da sempre ho avuto un legame particolare con questo grande Paese del Sudamerica. Mi piace il cibo, mi piace la musica (che ha un ventaglio di stili impressionante – in Brasile non c’è solo il samba!), mi piacciono la filosofia di vita, i contrasti sociali, il clima e – lo ammetto – le donne (!).

Fin da giovanissimo seguivo le partite di calcio brasiliano che ai tempi venivano trasmesse da Telequattro e commentate da Mario Mattioli. Ero un bambino, e in TV (da poco a colori) guardavo i goooooooooool di Zico, Socrates, Birobiro (?), Jorge Mendonça e Palinhas.

Potrei andare avanti con altri esempi, come l’amore per Ronaldo quando giocava nel Barcellona o i primi due anni all’Inter, la scoperta dello scrittore Jorge Amado (grazie ad un libro regalatomi da mia ex-moglie – che però è colombiana) o della cantante Gal Costa, ma di sicuro uno degli artisti brasiliani che mi ha maggiormente colpito è stato Sebastião Salgado, di cui ho visto per caso una mostra a Milano credo nel 1995 o 1996.

La prima immagine a colpirmi fu una foto di un asilo nido situato sul tetto di un grattacielo di San Paolo (credo), ma subito dopo fui letteralmente “raso al suolo” da suo uso quasi pittorico delle luci e dei contrasti (vedi l’immagine sopra), che in molti momenti richiamano l’opera di un maestro come il Caravaggio.

Ma non confondetevi, Salgado non è uno di quei fotografi che si crogiolano nel ritrarre la disperazione e la miseria dei più poveri, e il suo soggetto preferito non sono certo le favelas di Rio. Anzi, ha sempre viaggiato molto al di fuori del suo Paese (altrimenti l’agenzia Magnum non credo l’avrebbe mai preso tra le proprie fila). E non a caso attualmente risiede a Parigi.

Il suo lavoro spazia dai campi di caffè dell’India (dove ha lavorato anche per la Illy Caffè di Trieste con il patrocinio dell’ONU)  ai pozzi di petrolio offshore e a tutto quello che nel mondo rappresenta l’effetto distruttivo della nascente economia di mercato dei Paesi in via di sviluppo.

Se vi piace il B&N, eccovi servito un altro mito!