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Looking back

Un piccolo riassunto del mio ultimo giorno di viaggio, che poi è stato ieri… Ma sono arrivato troppo stanco anche solo per accendere il computer, quindi ho posticipato il tutto fino ad ora 🙂

Sono partito da Lafayette, Louisiana alle 9 del mattino dopo aver cercato invano una lavanderia a gettone dove non fossi matematicamente sicuro di prendere una coltellata… Il traffico era veramente minimo e sono passato da Baton Rouge in un attimo, vedendo da lontano anche il bello stadio di LSU – Louisiana State University – uno dei più forti team del College Football americano.

Ho proseguito a manetta verso New Orleans dove dall’autostrada si sfiora letteralmente il mitico Louisiana Superdome, che in molti ricorderanno nelle immagini TV del 2005 come centro d’accoglienza dopo l’uragano Katrina ma che io continuo a vedere come “casa” dei miei amati Saints (che oggi hanno perso di BRUTTO con quelle schiappe dei Cleveland Browns – per di più in casa e con Drew Brees che ha lanciato 4 dico 4 interceptions – che cazzo, manco fosse Brett Farve).

Passata “The Big Easy” sono entrato nello stato del Mississippi dove ho lasciato per circa 50 miglia la Interstate 10 e ho percorso la Highway 90, una bellissima superstrada che corre lungo la costa (letteralmente sulla spiaggia) e passa da Saint Louis Bay (dove mi sono fermato a mangiare e ho scattato la foto qui sopra) per poi proseguire attraverso Gulfport e Biloxi, che è un po’ come una nostra Rimini. Ho fatto un bel po’ di foto ma le ho nella macchinetta che tengo sempre nell’auto, posterò una gallery domani.

Così come in tante altre zone degli USA, in Louisiana e sulla costa del Mississippi sono fioriti in pochi anni moltissimi casinò. In Louisiana ricordo che stavano per legalizzare il gioco d’azzardo nel 1993, quando ero a New Orleans per la mia tesi di laurea. Prima di allora il “gambling” era permesso solo sulle steamboat che facevano avanti e indietro sul Mississippi tra Natchez e New Orleans, ma adesso bellissimi (ma anche mostruosamente brutti) palazzoni sono spuntati ovunque, dal centro del French Quarter (Vieux Carrè) downtown New Orleans alla spiaggia (letteralmente sulla sabbia) di Biloxi. Due fatti curiosi: in Louisiana sui cartelloni che pubblicizzano in casinò ci deve essere obbligatoriamente indicato il numero verde da chiamare in caso da “dipendenza dal gioco d’azzardo”, mi ricordano un po’ le sigarette con la scritta “chi fuma muore” sulla scatola… L’altra cosa è ancora più triste: in Louisiana l’età minima per bere alcolici è 18 anni, contro i 21 in quasi tutti gli altri stati americani. Il che vuol dire che migliaia di teenagers “scendono” dal Texas, Arkansas, Mississippi e Alabama per venire a fere il weekend alcolico nel Pelican State. Conseguenza: decine di cartelli che ricordano di non “drink & drive” ed altrettanti che pubblicizzano esperti avvocati pronti a tirarti fuori dai guai se ti becchi un DUI (Driving Under the Influence) ovvero se “fondi” l’etilometro ad un controllo (qui vai diretto in galera).

Tornando ai casinò – ed è una cosa che avevo già notato in California – fa sorridere come ormai siano la fonte di sopravvivenza di molte vecchie star della musica degli Anni Settanta ed Ottanta – che senza questo circuito al giorno d’oggi farebbero probabilmente la fame. Ho visto pubblicità degli imminenti show di gente come Patti LaBelle, Donna Summer, The Commodores, Roberta Flack, The ZZ Top e tanti altri… In pratica un immenso Museo Egizio: pieno di mummie LOL!

Dopo Biloxi sono rientrato in autostrada e sono entrato in Alabama, raggiungendo Mobile. A quel punto erano le 4 del pomeriggio e ad Atlanta mancavano solo 5 ore per cui mi sono detto: gassss! E ho fatto una tirata unica: 12 ore di guida per 580 miglia da Lafayette fino a nord di Atlanta, dove mi trovo adesso e dove mi fermerò per qualche giorno prima di iniziare a cercare casa.

Bilancio totale: 2356 miglia in 3 giorni e 1/2. A parte il pranzo di sabato e le soste per dormire di notte, ogni mio altro stop è stato un semplice e velocissimo BPC (Benza – Pisciata – Caffè) raramente più lungo di 15 minuti. La sosta più divertente è stata fuori Montgomery, Alabama. Dopo aver fatto benza all’automatico sono entrato a riempire la mia brocca del caffè e a comprare un paio di boccette di 5 Hours Energy (una bomba che funziona davvero – nessun rischio di addormentarsi al volante!). Al momento di pagare la cassiera (bianca) fa il conto a mente e mi dice “Faah-foi-faaaaai”. Ci ho messo un po’ a capire: con il suo strascicatissimo accento southern mi stava dicendo five-forty-five (5.45)!

Colonna sonora: ho rotto il cavetto che collega l’iPhone alla presa dell’autoradio per cui fino a Mobile non ho acceso la radio. Poi ho ascoltato la cronaca della partita di college football tra LSU e Auburn (che ha vinto) e giusto prima di sconfinare in Georgia ho trovato il CD degli Allman Brothers Band (Live at Fillmore East) che è culminato con lo strumentale Hot’ Lanta appena prima di entrare ad Atlanta, appunto… Mi è mancato solo Georgia on My Mind di Ray Charles, ma mi rifarò 😉

Terzo giorno

L’immagine qui sopra è emblematica: dopo ore di guida nella desolazione più totale (ma almeno si viaggiava a 80 miglia all’ora) mi sono trovato bloccato per quasi un’ora nel traffico di Houston. E’ vero che ci è nata quella gran gnocca di Beyonce quindi deve essere per forza un bel posto, ma oggi la città più grande del Texas (e quarta degli USA) mi è stata davvero sulle balle!

Comunque il viaggio in se non è andato male, 11 ore per 750 miglia (grazie ai limiti di velocità più generosi fino a San Antonio) con arrivo in serata a Lafayette, in Louisiana. E’ la capitale dei Cajun, la popolazione tipica delle paludi della Louisiana, perseguitata e scacciata secoli fa prima dalla Francia e poi dalla New Arcadia (da qui il nome Acadiennes, storpiato dagli americani in Cajun). Visto che i Cajun sono stati parte della mia tesi di laurea quasi 15 anni fa (Scienze Politiche indirizzo Politica Internazionale – Storia Americana – titolo “L’americanizzazione della Louisiana”) sono davvero contento di avere finalmente l’occasione di visitare la loro città simbolo. Ho provato a fare un giro in centro stasera prima di venire in albergo e con mia grande sorpresa c’era pure una festa di paese! Preso dall’entusiasmo ho parcheggiato la macchina come un incosciente (è piena di tutta la mia roba!) e stavo per mettere le monete nel parchimetro quando… mi è giunta alle orecchie la canzone che la band sul palco stava suonando. Get Down On It dei Kool & The Gang? Ma che cazz… Cosa c’entra con il Feis Do-do o lo Zydeco??? Me ne sono andato!

Domattina rifarò un giretto con la luce del giorno, spero di scovare qualche angolo interessante da fotografare.

Sulla strada il tempo è stato abbastanza buono ma il tratto tra El Paso e San Antonio, come mi avevano detto Stefy Bau e Steve Giberson di VitalMX è davvero PALLOSO. 510 miglia nella tundra texana, punteggiate da cadaveri di puzzole, armadilli, coyote e anche qualche cerbiatto: una strage! Tanto che qui tutte le auto in circolazione (praticamente solo grossi SUV e pick-up) montano davanti al muso un robusto deer fender, ovvero quello che da noi in Italia chiamiamo bull-bar.

Prima di passare alla parte musicale vi do un piccolo consiglio: se vi trovate a passare da Beaumont, TX state MOLTO attenti perchè i locals guidano come se li inseguisse il demonio in persona!!!

Colonna sonora della terza parte del viaggio: The Red Devils (Live at the King King), Level 42 (doppio live A Physical Presence – se non lo avete mai sentito è IMPERDIBILE – prima che si mettessero a fare cazzate come Lessons in Love), The Temptations (With a Lot of Soul e The Very Best of The Temptations), Van Halen (Diver Down), Casiopea (Mint Jams) e The Brand New Heavies (Shelter). Momenti musicali topici della giornata? Districarsi tra i cavalcavia di San Antonio urlando a squarciagola assieme a Riccardo Cocciante “Io Canto” (con i messicani che mi guardavano come un alieno – ironia), ed entrare nelle paludi della Louisiana sulle note di “Born on a Bayou” dei Creedence Clearwater Revival, pescata a caso su una radio locale… Manco a farlo apposta.

Sulla strada

Oggi, seconda giornata del mio viaggio, ho guidato (quasi sempre sotto l’acqua) da Phoenix a Ft Stockton (Texas) passando da Tucson, attraversando il New Mexico fino a Las Cruces ed entrando nel Lone Star State da El Paso. Dopo 12 ore al volante e 650 miglia non ho purtroppo molto da segnalare, visto che la maggior parte del tempo l’ho passata in mezzo al nulla più totale, dove un tempo scorrazzavano Cochise, gli Apache, Billy the Kid e i caserecci Tex Willer e Kit Carson e dove adesso ci sono solo dei gran camion e pattuglie della guardia di confine col Messico.

Nella foto la Piambromobile si “abbevera” al passaggio tra Arizona e New Mexico.
L’unica cosa che ha attirato la mia attenzione sono stati gli infiniti treni merci della Union Pacific: un paio di quelli che ho visto contavano 80 vagoni, con una motrice a trainare e due motrici a spingere da dietro, impressionante! Domani mi aspettano 300 miglia fino a San Antonio, poi dritto fino a Houston e spero Beaumont, al confine tra Texas e Louisiana…

P.S. Dimenticavo… Colonna sonora: Vasco Rossi (Bollicine e Vado al Massimo), Miles Davis (Milestones e Miles Ahead), The Black Crowes (Shake Your Moneymaker), Robert Lucas, Leela James, Santana (Supernatural) e una appiccicosissima compliation Anni ’80 (della serie Yazoo, Industry, Heaven 17, Alphaville, ecc…).

Via!

E’ iniziato il viaggio! In questo momento sto scrivendo dalla mia stanza di hotel subito dopo Phoenix, Arizona. Oggi mi sono messo in strada verso le due del pomeriggio, appena terminata la conferenza stampa di presentazione del Supercross che si terra’ a gennaio nel Dodger Stadium di Los Angeles. Per questa prima tappa ho fatto “solo” 400 moglia ma conto di farne almeno 600 al giorno a partire da domani, traffico e meteo permettendo. Oggi e’ filato tutto liscio a parte un veloce nubifragio appena passato il confine tra California ed Arizona. Colonna sonora? Little Milton e Johnny Cash finche’ c’è stata luce per poi passare a “Live in Europe” degli Uzeb quando e’ scesa la notte e le palpebre iniziavano a farsi pesanti…

Giornata difficile

Oggi dopo sette anni di vita assieme in Europa e qui negli USA ho affidato Thor, il mio amato Border Collie ad una nuova famiglia. So che sara’ felice e che non gli faranno mancare nulla, a partire da un giardino gigante fino all’osservanza quasi religiosa dei dettami di Cesar Millan “The Dog Whisperer”. Quello che non sapevo e’ che la sua partenza sarebbe stata così difficile per me. Ho pianto per ore come un bambino, finche’ non ho avuto più lacrime. Ho sinceramente provato in tutti i modi a tenerlo con me, ma non ho trovato una soluzione che potesse funzionare per entrambi. Mando dunque un saluto al mio stupendo amico, con lo stesso amore che lui mi ha donato incondizionatamente per questi sette anni: ciao Thor, sarai sempre il mio cucciolo!

Pronti…

Oggi ho finalmente portato dallo spedizioniere le scatole con dentro la roba che mi porto dietro nel mio trasloco ad Atlanta. Una volta arrivato sul posto mi sono lanciato in una improvvisata sessione di incastri magici finche’ ho raggiunto lo scopo finale di suddividere 25 scatole medie e 18 scatole piccole su due pallet. Dopo avere accuratamente avvolto il tutto con il plastic wrap la “mia vita” e’ finalmente stata caricata sul camion che la porterà verso la East Coast. Domani faro’ le prove ufficiali di carico per la Piambromobile, dopodiché saro’ ufficialmente pronto a mettermi in strada. Ma non ancora perché domenica ho un photoshoot con Frank Hoppen per UFC e Boost Mobile e mercoledì ci sara’ la presentazione ufficiale del Supercross che Feld Motorsports terra’ al Dodger Stadium qui a Los Angeles. Il che vuol dire che se tutto va bene il mio Coast to Coast inizierà giovedì 21 ottobre.

Coast to Coast

Dopo il primo test di un po’ di tempo fa non ho avuto più tempo o occasione di usare la mia versione di WordPress per l’iPhone.
Ma questa e’ la volta buona: redigerò direttamente sull’iPhone il mio diario di viaggio. Nel weekend infatti mi trasferirò da Los Angeles ad Atlanta e, dopo aver spedito qualche scatolone via posta, faro’ il resto del trasloco usando la Piambromobile e guidando 3800 Km attraverso California, Arizona, New Mexico, Texas, Louisiana, Mississippi, Alabama e Georgia. Conto di metterci più o meno 10 giorni perché me la voglio prendere comoda visto che non faccio una vacanza dal 2006
A presto, see you on the road!