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Fujichrome come se piovesse

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Un paio di settimane fa ho avuto l’occasione di rilevare una giacenza di magazzino di un negozio di Los Angeles: 150 rullini di diapositive Fujichrome in formato 24×36 e 120. Tutte scadute, ottimamente conservate a $1 a rullo.

Come potevo resistere? Adesso ho finalmente la scusa perfetta per ricominciare ad usare tutte le mie vecchie reflex e telemetro analogiche, BAM!

Nella foto li potete vedere ben stivati nel frigo del mio studio/loft di Atlanta.

L’esposimetro esterno

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E’ un accessorio che può fare la differenza nella qualità delle foto. Nonostante gli esposimetri interni delle reflex (sia digitali che a pellicola) siano ormai da anni molto precisi, c’è qualcosa che ancora non possono fare: la lettura della luce incidente. L’esposimetro interno alla macchina fotografica legge infatti la luce riflessa dai soggetti e fornisce un dato che (a seconda dell’eventuale automatismo scelto) va a generare una accoppiata tempo e diaframma per la corretta esposizione della foto. Ma il limite della lettura a luce riflessa è insito nel suo stesso nome: la luce misurata è quella riflessa dal soggetto e non quella che effettivamente lo illumina. Il classico errore dell’esposimetro interno è rappresentato dalle sottoesposizioni di soggetti molto chiari o riflettenti (neve, sabbia, cielo) o la sovraesposizione di quelli scuri (ad esempio un cane nero su sfondo scuro). Non solo si perde la corretta esposizione, ma si arriva ad ottenere una errata corrispondenza tra i colori, per cui anche “aprendo” la foto sottoesposta in Photoshop (ad esempio) la relazione tra i diversi toni della scena sarà comunque sfasata. Ovvio che lavorando in automatismo e in lettura multizona la percentuale di errore sarà molto bassa (le CPU interne ai corpi macchina hanno infatti al loro interno decine di migliaia di “inquadrature tipo” che permettono il calcolo dell’esposizione migliore possibile) ma in una certa misura la scelta è comunque affidata ad un programma e non al fotografo. Con l’esposimetro esterno le cose cambiano: non si punta verso il soggetto ma dal soggetto si punta verso la fotocamera. L’esposimetro esterno (attraverso il diffusore posto sopra la cellula di misurazione) leggerà dunque l’effettiva quantità di luce che va a colpire il soggetto (luce incidente) che stiamo fotografando, eliminando tutti gli aspetti fuorvianti dati dalla “riflettanza” dello stesso. Uno specchio pulito e un polveroso sacco di juta, posti nella stessa posizione, riceveranno la stessa luce e daranno dunque lo stesso valore (cosa che non accadrebbe se usassimo la lettura riflessa dell’esposimetro interno alla macchina). Avere il controllo su una foto è di fatto avere il controllo sulla luce che disegna e plasma il soggetto, quindi migliori e più precise saranno le informazioni sulla luce reale che colpisce il soggetto in questione, migliore sarà la foto.