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Light Blaster parte II

Venerdì pomeriggio ho testato il Light Blaster con una persona reale, e devo dire che è ben diverso (e molto più difficile da gestire) rispetto a quando si usa un manichino. La modella si muove, ha capelli e vestiti che reagiscono in modo diverso alla “proiezione” e virtualmente nessuna superficie liscia da usare come “schermo”, a parte alcune zone della pelle. C’è poi il problema del surriscaldamento del flash inserito nel Light Blaster (che lavora sempre in Manuale a piena potenza) e anche l’aggiunto grattacapo di gestire la lunghezza focale e la messa a fuoco dell’obiettivo ad esso collegato. Ma il potenziale secondo me è ENORME e questo piccolo gadget da $100 mi ha ispirato molto.

Ecco comunque alcuni scatti che ho realizzato con la giovane Cece, una cantante e modella del Belize.

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Il Light Blaster: una nuova aggiunta al mio arsenale

Essere creativi è difficile, spesso MOLTO difficile. Delle volte visualizzo dei risultati che poi faccio fatica a mettere in pratica. Mi piacciono le texture e i giochi di luce ma francamente preferirei realizzarli direttamente in-camera ovvero al momento dello scatto, e non dopo, in postproduzione al computer.

Ecco entrare in campo il Light Blaster (www.light-blaster.com), una cosa che ho visto mesi fa ad una fiera e alla quale non ho dato molta importanza, ma che poi mi è entrata come un tarlo nella testa e ho dovuto assolutamente averla.

In pratica permette di proiettare una diapositiva o una qualsiasi trasparenza sul vostro soggetto o sullo sfondo. È in pratica un mini proiettore di diapositive che però è alimentato dalla luce di un flash e dunque potente a sufficienza per non essere spazzato via dalla luce emessa dalle lampade da studio.

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Per $99 il Blaster è un portapellicola in plastica, dove da un lato dovete agganciare il vostro flash (qualsiasi marca va bene) e dall’altra un’ottica con baionetta Canon EF. Si regola la potenza del flash, si fa la messa a fuoco a seconda dell’effetto che si vuole via, pronti a scattare.

Ecco qui qualche esempio:

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GIVI XS310

Questa settimana ho fotografato una borsa GIVI nata per essere montata sul coperchio delle nuove valige in alluminio Trekker Outback ma adattabile anche al portapacchi optional per la maggior parte dei bauletti GIVI Monokey®.

La prima foto mostra il setup: key light dall’alto, fill con uno stripbox (rapporto 2:1 – la fill light è 1/2 della potenza della key) piazzato frontalmente e due white board ai lati per abbassare il contrasto.

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La foto qui sotto mostra il risultato finale, nessun fotoritocco.

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Rachel

Per questa foto ho ricevuto dal cliente una richiesta abbastanza strana: Rachel ha 23 anni ma ne dimostra 17 (davvero!) quindi mi ha chiesto di farle un ritratto per il suo curriculum che la facesse sembrare “più vecchia”.

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Il setup lo vedete qui sotto, ed è il classico “clamshell” ovvero “conchiglia”. La luce A (octodome medio) è la key light, la luce B (softbox medio) fa da fill per schiarire le ombre ed abbassare il contrasto sotto il mento. Sullo sfondo la luce C ha un gel blu per dare un tono meno drammatico al nero del rotolo di carta. Il cliente era posizionato in piedi dove c’è la X. Il rapporto tra key e fill è 2:1 ovvero la luce B è regolata a metà della potenza della luce A.

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Dati macchina: Canon EOS 5D MKIII, Canon EF 85mm 1.8 USM a f8, tempo 1/125 sec ISO 100.

Credo di essere riuscito nell’intento di far sembrare Rachel un po’ meno giovane, soprattutto grazie all’effetto dato dallo sfondo più scuro del solito grigio medio che si usa in questi casi, e dalla scelta del secondo vestito che il cliente ha portato, un blu elettrico terribile che qui in USA fa molto “donna in carriera di mezza età”.