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Dragging the shutter

E’ un termine che si usa in generale quando si parla di bilanciamento tra la luce flash e la luce ambiente. E’ puro slang fotografico ma nasce da un concetto che è spesso poco chiaro alla maggior parte dei fotografi meno abituati all’uso del flash.

“To drag” in inglese letteralmente significa trascinare, quindi la frase in questione significa trascinare l’otturatore, ovvero “forzarlo” verso un tempo più lento.

Prima di tutto un concetto base: il diaframma controlla QUANTA luce lasciate arrivare al sensore, mentre l’otturatore controlla per QUANTO TEMPO la fate arrivare al sensore.

Ora considerate la DURATA dell’emissione luminosa delle due fonti: brevissima per il flash (generalmente tra 1/800 ed un 1/1500 di secondo) e costante per la luce ambiente (consideratela una lampada a luce continua).

Questo vuol dire che a 1/250 sec o a 1/15 sec il flash opererà sempre a 1/1000 sec, dunque non sarà influenzato dal tempo (comunque molto più lento) impostato per l’otturatore, chiaro? L’unica cosa che cambierà è l’apporto della luce ambiente, il cui flusso è costante e viene sí influenzato dalla durata dell’esposizione.

Questo vuol anche dire che se la vostra lettura esposimetrica per il flash vi dice 1/200 a f8, per esempio, il soggetto sarà correttamente esposto rispetto al flash ma è possibile che la luce ambiente non faccia attempo ad “impressionare” il sensore e quindi lo sfondo sarà buio o molto scuro.

Come comportarsi se non volete che lo sfondo scompaia?  Prendete una misurazione e osservate la vostra coppia EV (tempo/diaframma). Lo scopo è quello di bilanciare luce ambiente e luce flash, giusto?

Visto che la durata della luce flash è brevissima vuol dire che potete scegliere qualsiasi velocità di otturatore, a patto di restare all’interno del tempo di sincronizzazione flash della camera. Il punto comune che dobbiamo mantenere qui è il diaframma, che influenza la QUANTITA’ di entrambe le fonti di luce, ambiente e flash.

Quindi se la lettura della luce flash vi dava 1/200 a f8 dovete leggere la luce ambiente mantenendo costante il diaframma a f8 e adottare sulla camera il tempo indicato dalla nuova lettura (ipotizziamo 1/80). Non avendo modificato il diaframma l’apporto della luce flash sarà identico (visto che è un picco di luce brevissimo – non influenzabile dall’otturatore) ma ora la luce ambiente impressionerà per più tempo il sensore/pellicola rendendo lo sfondo perfettamente esposto e leggibile.

Quello che avete fatto in sostanza è “draggin’ the shutter – trascinato l’otturatore” ovvero avete mantenuto costante il diaframma e aumentato il tempo di scatto. Allo stesso modo, se volte cambiare il rapporto tra luce flash e luce ambiente, magari rendere lo sfondo nero, diminuite il tempo di scatto, SENZA toccare il diaframma!

Octobox gigante!

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Ieri mi è arrivata la spedizione dalla Photoflex con dentro il mio tanto agnognato GIGANTESCO OctoDome da 7′ (2,15 mt)…

Mi sto sempre più inoltrando nella foto “fashion” e questo accessorio era diventato indispensabile, anche perchè il Moon Unit da 56″ sul ringflash non era abbastanza potente per fungere da luce principale oltre i 2,5 mt di distanza, e il mercato richiede in questo momento esattamente il look che si ottiene con gli octobox più grandi (un trend ancora più rafforzato dalla trasmissione “America’s Next Top Model”).

 

Catalogo AXO 2011

In questi giorni ho completato le foto per il catalogo della nota Azienda di abbigliamento moto italiana AXO, che ha una sede anche qui in America.

Qui di seguito mostro due dei setup che ho usato per la realizzazione degli scatti. Da notare che per il 90% dei cataloghi moderni i prodotti devono essere fotografati su fondo bianco (per poi essere scontornati) e dunque una delle caratterstiche principali è usare una luce sullo sfondo che lo “bruci” completamente: spesso è necessario sovraesporla anche di +2 stop.

Nella prima foto degli stivali ho piazzato un tavolo (due cavalletti + piano in legno) sul quale ho fatto scendere il fondale in carta bianco. Per il riflesso delle suole ho usato un sottile foglio di plexiglass trasparente appoggiato sopra il fondale. Per le luci ho usato due monotorcia AB1600 con bank orizzontali, disposti laterali a 45° rispetto al soggetto (ratio 1:1) e una giraffa con un monotorcia AB800 con stripbox direttamente sopra il soggetto (ratio 3:1), puntato leggermente verso lo sfondo.

Per la seconda immagine il setup è più o meno lo stesso, ma applicato ad una inquadratura verticale (quindi i due bank laterali sono in posizione verticale). La luce in alto è in questo caso sovraesposta di +1 stop (ratio 2:1). La pettorina protettiva verrà completamente estratta in postproduzione, quindi in questo caso il modello ha fatto semplicemente da “supporto umano” per la realizzazione della foto.

In queste situazioni dove monto il “set” direttamente presso la sede del cliente cerco di usare diaframmi più chiusi possibile e le luci a piena potenza con tempi di scatto brevi: in questo modo non solo miglioro la profondità di campo e il dettaglio della foto, ma annullo competamente il fattore “luce parassita” ovvero la luce ambiente esterna che un po’ c’è sempre se non si lavora in studio e a diaframmi più aperti o tempi più lunghi potrebbe entrare in gioco.

Attrezzatura: Canon EOS 1DsMKII su cavalletto, ottica EF 100mm 2.8 Macro USM e attivatori radio Pocket Wizard Plus II. Coppie EV di lavoro mediamente 1/250 di secondo a f/18.