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Fujichrome come se piovesse

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Un paio di settimane fa ho avuto l’occasione di rilevare una giacenza di magazzino di un negozio di Los Angeles: 150 rullini di diapositive Fujichrome in formato 24×36 e 120. Tutte scadute, ottimamente conservate a $1 a rullo.

Come potevo resistere? Adesso ho finalmente la scusa perfetta per ricominciare ad usare tutte le mie vecchie reflex e telemetro analogiche, BAM!

Nella foto li potete vedere ben stivati nel frigo del mio studio/loft di Atlanta.

Vintage Bowl

Uno dei miei clienti principali mi ha chiesto di realizzare una foto a tema in occasione del Superbowl di football americano, che si terrà settimana prossima a NYC. Ecco cosa abbiamo tirato in piedi assieme alla mia amica artista Samuela Premoli, che ha decorato i caschi.

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Ho innanzitutto comprato i due caschi in un negozio di articoli sportivi usati, poi Samuela li ha decorati, creando delle variazioni sui loghi originali delle due ditte distribuite dal mio cliente.

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Il pallone l’ho comprato nuovo per $15, ed era tenuto in posizione da un Mini Gorilla stand.

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Più difficile trovare il “prato”, che altro non è che un pezzo di moquette verde molto “plasticosa”.

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Volevo dare un look vintage alla foto, ricreando l’atmosfera di un campo di high school Anni Sessanta, per cui il passo successivo è stato trovare due luci che fossero credibili come vecchi riflettori. Le ho trovate ad un totale di $20 e le ho montate su un cavalletto, direttamente di fronte al punto di ripresa.

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Il controluce mi ha dato la possibilità di creare delle ombre interessanti, e di rendere un po’ più naturale l’aspetto dell’erba, aumentando il contrasto.

Volevo anche avere una dominate gialla nella foto, come la luce dei grandi riflettori da stadio, per cui ho scattato con un tempo di 1sec. per lasciare il tempo alla luce delle due lampadine da 60W di illuminare la scena a sufficienza e virare il tutto verso il giallo, vista il loro bilanciamento a 3200K.

Per schiarire i caschi in primo piano ho usato uno stripbox alla minima potenza, mentre due pannelli bianchi riflettevano un po’ di luce verso la loro parte posteriore.

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Ovviamente, visto il tempo di posa molto lungo, ho usato un dispositivo di  scatto remoto.

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Ecco infine la foto finale, prima del ritocco in Photoshop, dove ho poi eliminato il cavalletto, i cavi, i piedini del supporto al pallone, applicato un filtro High Pass per aumentare la clarity ed infine lavorato sulle curve per ottenere la patina vintage.

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Nikon F3: la regina

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1980, il mercato per la migliore reflex professionale è ancora in bilico tra Canon, Pentax, Contax e Olympus. A quel punto Nikon, che si era costruita nella guerra del Vietnam una reputazione a prova di bomba grazie alle F, F2 e Nikonos, cala l’asso vincente: la F3 disegnata da Giorgetto Giugiaro. La concorrenza si inginocchia alla nuova regina ed ancora oggi, a mio parere, la F3 rimane la più bella ed affidabile reflex elettromeccanica mai prodotta. Ecco a voi le mie due bambine…

A sinistra la versione base, a destra la versione F3HP con il pentaprisma HP (High Eyepoint) e il motore MD-4. La F3 aveva pulsante di scatto a controllo elettronico, ricarica manuale, attacco ottiche a baionetta F, fuoco manuale, pentaprisma removibile ed intercambiabile (con visore LCD integrato per i dati di scatto), zoccolo flash disassato (sulla manovella del riavvolgimento pellicola), sincro flash a 1/80 sec., tempi da 8 sec. a 1/2000 sec., tempo meccanico a 1/60 sec., posa B e T. Era previsto anche un automatismo a priorità dei diaframmi, coadiuvato dall’esposimetro interno TTL dotato di fotodiodo al silicio (lettura bilanciata al centro 80/20).

La F3 fu introdotta nel 1980, quando ancora la F2 era sul mercato e vendeva benissimo, e fu ritirata nel 2001 (la F4 è del 1988 e la F5 del 1996) dopo aver sfornato milioni di pezzi ed essere in assoluto la fotocamera professionale più venduta di sempre.

Esistono anche il modello F3/T con corpo in titanio, i modelli F3H ed F3P, e la avveniristica (ai tempi) F3AF capace di operare in autofocus con le due ottiche Nikkor AF 80 2.8 e Nikkor AF 200 3.5. Curioso come in questo primo modello in assoluto di autofocus le ottiche fossero dotate di motore interno (come fece Canon 15 anni dopo con la serie USM e la stessa Nikon ancora più tardi con le AFs): sia la F4 che la F5, e tutte quelle “sotto” di loro, avevano infatti il motore all’interno della fotocamera, molto più complicato tecnicamente e sicuramente meno veloce ed efficace.

Per lo scatto qui sopra ho usato il mio solito setup che vedete sotto: un flash 550EX senza modificatore e ricevitore Pocket Wizard Flex TT5 e lettura E-TTL. Corpo macchina Canon 5D in manuale, ISO 50 1/100 sec. a f22 per cancellare lo sfondo. Ottica canon EF 100 Macro 2.8 USM. Trasmettitore Pocket Wizard Mini TT1 con modulo AC3 (impostato a -1/3 stop).

Il pannello di polistirolo mi ha schiarito leggermente il corpo macchina sulla destra, staccandolo dallo sfondo.

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Underwater Sweetness

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Non so voi, ma io preferisco ancora le vecchie macchine a pellicola. Prima dell’avvento delle elettroniche e delle digitali, erano un vero e proprio concentrato di miniaturizzazione ed eccellenza meccanica. Infatti capisco perfettamente la passione dei collezionisti di orologi… Signore e signori, ecco a voi la mia Nikonos V con l’obiettivo UW28mm f2.5